Sovrappeso: tra psiche e dieta

Il cibo come simbolo

Tutti noi abbiamo sentito dire che il cibo ha un significato simbolico, ma è difficile comprendere a fondo le implicazioni di questo concetto. Quando pensiamo al cibo, possiamo facilmente associarlo al bisogno innato e atavico di sopravvivere. Bisogno che vive ancora dentro di noi in quella parte profonda e remota di cervello chiamata appunto “cervello rettiliano”: la sede degli istinti più primitivi legati alla sopravvivenza e alla riproduzione.


Ma il cibo è anche nutrimento affettivo grazie al primissimo rapporto con chi si è preso cura di noi. Attraverso di esso sono stati veicolati significati di amore, accudimento e protezione. Ed è proprio a causa di questo “Imprinting” primordiale che esiste un rapporto strettissimo tra il sovrappeso, la psiche e i tentativi di “forzare” determinati equilibri con quell’atto di volontà unilaterale chiamato “dieta ipocalorica”. I simboli sono il nutrimento della nostra psiche, gli strumenti attraverso i quali la pellicola del nostro inconscio viene impressionata, con il sigillo delle emozioni.


Gli eventi stressanti e traumatici come “attivatori”

Ma si sa. Abbiamo oramai imparato che niente è esclusivamente tutto nero o tutto bianco: la vita è una sorta di equilibrismo tra questi estremi (Yin e Yang direbbero gli orientali..) dove nulla è permanente e buono o cattivo in assoluto. Talvolta il cibo, fin dalla prima infanzia, si presta ad essere strumento di controllo, potere, ricatto, gratificazione e manipolazione in genere piuttosto che di nutrimento e rispetto.


I significati che può assumere sono infiniti: tanti quante possono essere le sfaccettature di un rapporto unico e irripetibile quale è quello di ciascuna coppia genitore-figlio. Una volta diventati adulti questi significati sono ormai fortemente assorbiti dalla nostra psiche. E sono anche pronti ad attivarsi al primo evento traumatico a cui possano essere associati per le finalità di sopravvivenza e protezione a cui il nostro inconscio tende incessantemente.


Pensiamo ad esempio, al caso estremo, di donne abusate che hanno costruito una corazza di grasso intorno a loro per non essere oggetto di attrazione sessuale. Oppure alla necessità simbolica di “occupare spazio”, esserci ed essere visto, laddove la percezione infantile è stata di non aver ricevuto sufficiente attenzione o di non avere un “posto” in famiglia. Oppure, ancora, a coloro che attraverso il grasso si autopuniscono instillando disgusto e disapprovazione negli altri (sempre a livello inconscio e quindi inconsapevolmente) a causa di sensi di colpa cristallizzati da chissà quanti anni.


Mi viene in mente il caso di una signora arrivata ad un forte sovrappeso dopo la seconda gravidanza, di cui non riusciva più a liberarsi in alcun modo. Durante un lavoro di “scavo del profondo” attraverso il respiro, aveva scoperto che il suo sovrappeso si era sviluppato a seguito della paura inconscia di non avere abbastanza amore da dare al secondo figlio. Il suo inconscio aveva così risolto il problema a livello simbolico: se lei fosse stata più “tanta” fisicamente, avrebbe avuto anche più amore da dispensare e anche il secondo figlio ne avrebbe beneficiato. Inutile dire che da questa presa di coscienza e il lavoro catartico annesso, le diventò facile dimagrire.

Ed ecco così che il nostro comportamento alimentare diventa spesso funzionale a motivazioni più profonde di cui non siamo consapevoli.


L’effetto dieta ipocalorica

Laddove queste tematiche non sono state correttamente affrontate, portate a consapevolezza e “dissolte”, è facile immaginare l’esito di una dieta ipocalorica nel medio-lungo periodo. Quanti di noi hanno sperimentato in prima persona o sentito dire che una volta persi i chili di troppo, si è arrivati inspiegabilmente a riprenderne altrettanti nel giro di pochissimo tempo, con l’aggiunta di qualche chilo in più? Giusto per sicurezza… Ma sicurezza di che? Direte voi... Sicurezza nel caso in cui la forzatura venga nuovamente perpetrata abusivamente e il nostro inconscio venga ancora messo in condizioni al limite della sussistenza.

Vi sembra esagerato? Penserete voi... NO, assolutamente!!!


Potenza dell’inconscio

Dobbiamo entrare nell’ordine delle idee che il nostro inconscio non funziona come la mente razionale. Ha una logica sua, del tipo di cui abbiamo appena visto negli esempi precedenti. E questa logica ci governa completamente!


Ricordate la famosa legge per cui noi utilizziamo il cervello solo per il 5% delle sue potenzialità? Ebbene: quel 5% non è altro che la nostra parte razionale, quella più recente a livello di sviluppo della specie, situata nella corteccia prefrontale. Ed è anche quella su cui abbiamo basato il funzionamento di questa nostra società moderna dall’Illuminismo in poi. Il resto, quel 95% a noi sconosciuto, è quella parte che regola le nostre funzioni vitali e in cui sono stati immagazzinati i nostri automatismi (spesso utili, talvolta disfunzionali), le nostre paure più profonde, i nostri conflitti, la parte bambina di noi che non è stata sufficientemente accettata, nutrita e aiutata a maturare, e molto altro ancora…


Immaginate che potenza? Proviamo a farci un’idea, durante una dieta ipocalorica, di cosa sopporta questo inconscio, attraverso il corpo fisico di cui è la parte speculare: privazione, angoscia, paura, ecc. Perché la difesa del nostro “io” è una questione di vita o di morte per l’inconscio.


Vi siete mai domandati il motivo per cui le psicoterapie sono spesso così lunghe? Non è cosa facile addentrarsi là dentro e comunque ci vogliono un sacco di cautele perché tutto quello che sta lì è inaccettabile e incompatibile con la bella idea di noi che ci siamo costruiti durante il corso della nostra vita.


Il corpo e la mente sono una cosa sola

E, per chiudere il cerchio, è bene ricordarsi che IL CORPO NON DIMENTICA, anche se siamo riusciti a stare a dieta per anni. Da lì, l’istinto irrefrenabile a riprendere quel peso ritenuto “fisiologico” per la nostra protezione, non appena molliamo il controllo. Non dimentichiamo che chi è normopeso non è mai a dieta. E’ solo in ascolto naturale dei propri segnali fisiologici di fame e sazietà. Segnali che ormai sono da tempo inascoltati dalle persone con problemi di peso, più o meno importanti.


Sovrappesi e sovrappesi, ma come si risolvono?

Ed ecco che a questo punto si inserisce una distinzione sottile sui casi di sovrappeso.

Laddove non ci sono problematiche inconsce, ma solo cattive abitudini alimentari apprese in famiglia o legate a stress, ritmi e stili di vita incompatibili con una sana alimentazione, un approccio che fa prendere coscienza dei propri comportamenti alimentare disfunzionali è sicuramente la via da seguire.


Da qui si sviluppa poi un percorso di “formazione” che insegna gradatamente ad apprendere nuove abitudini più funzionali al nostro benessere fisico. Ad instaurare con il nostro corpo un rapporto di ascolto e cura di sé che si era perduto nell’imposizione di regimi ferrei più o meno bizzarri dettati dalle varie “mode” che si prospettano di volta in volta come “la dieta infallibile”.


In counseling, con un numero contenuto di incontri, si riesce ad affrontare con successo entrambi gli aspetti (quello più nascosto, di cui spesso non siamo consapevoli, e quello comportamentale) di questo grande e diffuso problema chiamato “sovrappeso”, e a mantenere il risultato nel tempo.


E’ però fondamentale la sinergia con un bravo nutrizionista, che fornisca regimi alimentari personalizzati ed abbia una preparazione specifica su intolleranze e allergie. Fenomeno in continuo aumento a causa degli inquinanti ambientali e della lavorazioni industriali che hanno alterato le capacità di assorbimento dei nutrienti di cui il nostro corpo ha bisogno per rimanere in forma e salute.

Dr.ssa Simonetta Lavorati

Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche, Counselor e Formatrice con formazione specifica sulla “Psicologia del Comportamento Alimentare e Gestione del peso corporeo”.

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